Cesco Leonardo

Portfolio

2026

Indice

Ritratto in bianco e nero: un uomo in camicia e pantaloncini regge un banco ottico su treppiede, dentro una cornice intagliata scura, su un cerchio rosso pieno.

Cesco

Chi sono?

Scatto foto, progetto e passo tantissime ore davanti a uno schermo a spostare slider.

Mi diplomo a Milano nel 2022 all'istituto Steiner, poi seguo un corso in film-making e fotografia. Nel 2024 apro Partita IVA e scopro cosa vuol dire davvero la parola freelance.

Il lavoro a Milano chiude invece di aprire. Voglio capire da dove viene quello che faccio a istinto, e mi manca il calore umano, la progettazione condivisa.

Quindi, eccomi qua.

Una mano di legno snodabile con l'indice alzato e le altre tre dita ripiegate, il pollice appoggiato contro di loro: uno.

Vapeman

Il rebranding

2025/2026

I primi passi

Entro in contatto con il negozio di sigarette elettroniche Vapeman nel 2022, scattando alcune foto di prodotto. Tre anni più tardi il proprietario mi propone di ridisegnare la sua identità e mi richiede un logo esagonale, che ricordi la molecola del carbonio. Dai brief iniziali l’immaginario steampunk sembra quello giusto. Per un anno lo metto alla prova nell’unico negozio Vapeman del tempo, nell’hinterland milanese.

Il vecchio logo: una V azzurra a due bracci spessi che si assottigliano fino al vertice, in basso al centro.
Il vecchio logo
L'interno del vecchio negozio: scaffali bianchi stipati di boccette e scatole, un bancone a vetrina, una striscia di led turchese lungo il soffitto, due sgabelli neri sul pavimento di piastrelle chiare.
Come si presentava il vecchio negozio (Google Maps, 10/2021)

Il rebranding

A inizio 2026 iniziano i lavori per il secondo negozio, il primo a Milano, una città grande, un mercato diverso dalla periferia, e il brand deve parlare un’altra lingua.

Propongo un sistema che lo posizioni fuori dall’immaginario street del vape: da uno stile nerd, buio e pieno di led, a un brand luminoso dove pulizia e gentilezza prendono il posto della spacconaggine.

Il logo è l’unico elemento che sopravvive al rebranding.

L'interno del nuovo negozio: parete a righe verticali bianche e blu, tre sgabelli arancioni davanti a un bancone di legno, una vetrina illuminata di arancione con le boccette in fila, palme in vaso ai lati.
Come si presenta il nuovo negozio (Cesco, 08/2026)
Il nuovo logo: un esagono bianco formato da tre bracci uguali che si incastrano ruotando attorno al centro, come una molecola.
Il nuovo logo

La fine

A Milano l’identità piace. A maggio 2026, per budget insufficiente, la collaborazione con il cliente si conclude.

Boccette trasparenti di formati diversi allineate su una mensola di legno, su fondo scuro; ognuna porta un'etichetta di colore diverso — verde, rossa, blu, viola, gialla, nera — con l'esagono Vapeman.
Etichette ideate e disegnate da me, stampate sui prodotti del negozio (Cesco, 08/2026)

Il brand

Logo, colori e sistema grafico sono tuttora in uso.

Una borsa di carta kraft con i manici, stampata in bianco con l'esagono Vapeman al centro, il nome sopra e l'indirizzo di Milano sotto, su un fondo arancione sfumato.
Il logo Vapeman in bianco su un quadrato rosso mattone: un esagono formato da tre bracci uguali che si incastrano ruotando attorno al centro.
Quattro adesivi rotondi su fondo arancione: uno rosso mattone con l'esagono bianco, uno con un codice QR sopra la foto di una cattedrale coloratissima, uno nero con codice QR e indirizzo, uno bianco con l'esagono nero.
Un cartellino di cartoncino nero legato con un cordino, su fondo sabbia: porta il nome Kiwi 2, le caratteristiche tecniche in arancione, il prezzo di 59 euro e la scritta Vapeman su una linguetta arancione.

Archivo

Progettato per la leggibilità ad alta velocità, funziona a qualsiasi dimensione. Voce principale del brand, dalla caption Instagram al cartello in vetrina.

IBM Plex Mono

Erede tipografico delle macchine da scrivere IBM. Da utilizzare solo per dati, lotti e prezzi. Numeri sempre monospaziati.

Una mano di legno snodabile con l'indice e il mignolo alzati e le due dita in mezzo ripiegate: due.

PLY

L'identità

2025/2026

La startup

Conosco i quattro founder di PLY a febbraio 2025. La startup lavora con professionisti e clienti. Sapendo che il budget è rasente lo zero, mi metto subito all’opera per la brand identity. Il nome PLY è un’idea di Isabella Orlando.

Buona parte del lavoro svolto per PLY è coperto da un NDA.

Tre bandiere a vela arancioni in fila, ognuna con l'illustrazione di una persona che lavora e la scritta PLY o il marchio.

Lo scoiattolo

Inizio dal logo cercando animali che rappresentino il “mettere da parte” e il “lavorare per una crescita”. Dopo una settimana passata ad astrarre uno scoiattolo, capisco che potrebbe non essere l’idea giusta per un’app che vuole parlare direttamente alle persone. Cerco altro.

Un foglio di studi a penna: forme di scoiattolo costruite su griglie quadrettate, spirali e ricci, su carta grigia.
Scoiattoli - Scansione 2
Un altro foglio, fitto di schizzi a penna: decine di studi di scoiattolo e di lettere, cerchi e code ricurve.
Scoiattoli - Scansione 1

La ply face

Inizio a giocare col lettering “PLY” e scopro che, in minuscolo, ricorda una faccia stilizzata.

La proposta del logo divide la stanza: tre persone vedono una faccia, tre la scritta. Il binomio funziona, lo teniamo.

Un foglio di schizzi a penna: decine di modi di scrivere «ply» in minuscolo, e alcuni in cui le tre lettere diventano un volto con occhi e naso.
Un dettaglio ingrandito dello stesso foglio, dentro una linguetta rossa: uno degli schizzi in cui «ply» si legge come una faccia.
La griglia di costruzione del marchio: un reticolo di quadrati sottili bianchi su fondo rosso.
Il marchio PLY costruito sulla griglia: cinque moduli rettangolari bianchi di altezze diverse, allineati sulla stessa base, in cui il terzo piega verso destra a formare una L.
PLY Face - Scansione
La costruzione del logo PLY

Il brand

Uno studio sui colori conferma la voglia di uscire dal solito blu-verde del tech corporate, verso una palette più calda. Decido lo stile grafico; la UI è affidata a un altro professionista. Per le illustrazioni mi faccio aiutare dall’AI di Illustrator e rifinisco ogni personaggio.

Oggi l’app deve ancora essere lanciata. Logo, colori e decisioni grafiche sono stati accettati e implementati nel prototipo.

Tre portachiavi quadrati con l'anello di metallo — verde petrolio, arancione e rosso — ognuno con un codice QR o il marchio PLY.
Il marchio PLY in bianco su un quadrato arancione: cinque moduli rettangolari di altezze diverse allineati sulla stessa base, in cui il terzo piega verso destra.
Adesivi con figure di persone al lavoro e il marchio PLY, applicati sull'angolo di un portatile appoggiato su un tavolo di legno scuro.

Loew Variable

Typeface tech pulita, occupa bene gli spazi di lavoro e risulta più friendly rispetto alle sue simili.

Unico font del brand.

Un ragazzo sorridente con gli occhiali e la maglietta nera, ritagliato sopra una fascia arancione a motivo.
Un manifesto arancione dentro una carrozza della metropolitana: «Non è solo un'app. È il tuo partner di carriera», con un codice QR e il marchio PLY.
Una mano di legno snodabile con indice, medio e anulare alzati, il mignolo ripiegato e il pollice scostato: tre.

Pasta

L'editoriale

2025/2026

Il parkour

Nel 2022 inizio a praticare parkour a Milano e mi avvicino alla community.

La mia macchina fotografica non sta mai ferma: cerco di documentare non solo il movimento, ma quello che ci sta dietro: le risate, i pianti, i blocchi psicologici, le caviglie girate e le piccole vittorie personali.

Pasta Moves, collettivo italiano di nove membri, organizza le Pasta Jam, di cui vinco le competizioni fotografiche due anni di fila.

Due mani sfogliano il magazine aperto in grembo: pagine con foto di parkour in bianco e nero e a colori.
Pasta Magazine A5 (Cesco, 08/2026)

Al dente

Tra il 2024 e il 2026 Pasta gira le clip per il progetto “Al Dente”.

A settembre 2025 mi propongono di seguirli come fotografo tra Orvieto, Roma e Pesaro; a febbraio 2026 chiudiamo a Catania.

Entro nel team ad aprile 2026 e propongo un progetto editoriale a supporto del film, da vendere alla Pasta Jam di maggio 2026 a Catania.

La copertina del magazine: una silhouette nera di tetti e figure contro un cielo rosa, il titolo «Al Dente» e il logo pastamoves in fucsia.
Il retro del magazine, nero, con un groviglio di forme geometriche fucsia e i loghi pastamoves, PE e moondi.
Pasta Magazine A5 (Cesco, 08/2026)

Il magazine

Divido il magazine in sette capitoli: il progetto, le città, le interviste agli atleti, il backstage, le voci della community, il portfolio e i credits.

In due settimane chiudo il magazine. Alla première di Catania: 33 copie, 20 in italiano e 13 in inglese, tutte vendute. I feedback dicono che l’A5 penalizza le foto.

Alla Holding Hands di Praga vendiamo una ristampa in A4: 13 copie, tutte vendute.

Schermata di InDesign con la doppia pagina «Bologna»: la foto di un palazzo, due scatti più piccoli e un blocco di testo sulla griglia.
Schermata di InDesign con una doppia pagina di intervista: una griglia di sei foto a sinistra e un ritratto grande a destra.
Screenshot delle griglie di costruzione del Pasta Magazine

Lo studio

Pasta Magazine è il primo progetto editoriale ideato, impaginato e stampato interamente da me.

Testi miei e di Lorenzo d’Albertas. Le foto sono mie per il secondo e terzo tour, di Ivaylo Erev per il primo e alcuni contributi sono di Hector Gost Godoy, Silvia Carnemolla e Isaac Carlo.

Bauer Bodoni Std e Roboto Mono sono i font utilizzati.

Sotto ogni scatto si trova il nome dello spot, la città, la data e l’handle Instagram, a mo’ di archivio.

Tre copie del magazine sparse, due chiuse e una aperta, che mostrano la copertina e il retro.
Le due edizioni del Pasta Magazine, A5 e A4 (Ludovica Morchio, 08/2026)
Una mano di legno snodabile con le quattro dita alzate e aperte a ventaglio e il pollice ripiegato sul palmo: quattro.

Cross­road

Il fotolibro

2022/202x

Il viaggio

2022, novembre. Riccardo Landi, amico regista e collaboratore fidato, mi chiama: “Sto pensando a un documentario in Sud Africa, sull’attitudine dei nativi verso la conservazione animale e ambientale. Ci saresti?” “Sì.”

Nell’ottobre 2023 scendiamo nel Limpopo. Un anno di preparazione, un mese di riprese, quasi tre anni di postproduzione. Nessuno sponsor: autoproduciamo tutto io, Riccardo e Narcis.

Un uomo in tenuta mimetica in piedi di spalle in un campo di sterpaglia, nella luce fredda del crepuscolo.
Esercitazione medica, Regione del Limpopo, 27/10/2023, 20:06, Leonardo Cesco (Sony A7R IV, 24-105 f/4)

Gli scogli

Il documentario è agli sgoccioli, il fotolibro ancora in produzione. È un’opera mastodontica da digerire.

Mi scontro con problemi etici, di linguaggio e di forma. Sono considerazioni che mi insegnano che per finire un progetto non serve solo la tecnica, ma una ricerca introspettiva non banale.

Crossroad è il progetto a cui tengo di più: mi ricorda, dopo tre anni, che il viaggio non è finito, è solo all’inizio.

Gambe e scarponi di due persone davanti a un albero bruciato; un fucile è appoggiato al tronco.
Patrolling, Regione del Limpopo, 24/10/2023, 08:21, Leonardo Cesco (Sony A7R IV, 24-105 f/4)

Il fotolibro

Il fotolibro è quadrato, 280×280 mm. Le didascalie raccontano data, ora, luogo e cosa stava succedendo; a volte ometto parti per tutelare privacy di soggetti e luoghi. Circa 190 pagine, copertina rigida.

I testi sono separati, in un libricino a lato. Ordine di lettura: fotolibro, poi libricino, poi entrambi. Le immagini vanno recepite prima di pancia; il libricino chiude il cerchio.

Due mani reggono un pangolino arrotolato, in bianco e nero: si vedono l'occhio e le squame.
Undisclosed location, 03/10/2023, 11:57, Leonardo Cesco (Sony A7R IV, 100-400 f/4.5-5.6)

La galleria

Le immagini che seguono sono una piccola selezione della parte pubblicabile non coperta da NDA.

Un ippopotamo emerge dall'acqua con la bocca spalancata, in un'esplosione di schizzi bianchi.
I piedi di una persona in scarpe da ginnastica consumate e gonna a fiori, ripresi da terra.
Una figura corre dietro una rete metallica, sfocata, in bianco e nero.
Una mano di legno snodabile a palmo aperto, le quattro dita unite e il pollice scostato di lato: cinque.

Porta­folio

Il prodotto

07-08/2026

Il problema

Il lavoro vero di un freelance non è scattare foto o girare video, è il networking.

Spesso mi sento chiedere: “Hai qualcosa di tuo da farmi vedere?” E la risposta è sempre tirare fuori il telefono, aprire Instagram o un PDF.

Schermo piccolo, connessione incerta, e un gesto che fanno tutti: sul telefono, ciò che vediamo sembra non valere la pena di essere ricordato.

Il contenitore stampato in 3D, nero e opaco, con un grande codice QR in rilievo sulla faccia.
Portafolio stampato in 3D (Cesco, 08/2026)
Il contenitore nero scomposto nei suoi pezzi su fondo bianco: il gancio, due fermagli e il corpo con il codice QR.
Render 3D del Portafolio (Cesco, 08/2026)

Il primo scarto

Progetto inizialmente un mazzo di cartoncini 10×10, occhiellati in alto a sinistra.

Prototipando trovo i limiti: carta poco resistente, occhielli troppo spessi e maneggevolezza scarsa se non appoggiato su un tavolo.

Difetti che vanno contro lo spirito del progetto: creare qualcosa da maneggiare ovunque, in piedi, seduti o a testa in giù.

Primo piano di un anello metallico che tiene insieme alcuni cartoncini bianchi occhiellati.
Gli angoli consumati (Cesco, 08/2026)
Un mazzo di cartoncini bianchi quadrati, aperti a ventaglio attorno a un anello metallico.
Il mazzo di cartoncini 10x10 (Cesco, 08/2026)

Il contenitore

Così nasce “Portafolio”, un contenitore progettato e stampato in 3D per avere sempre con me dei lavori in formato fisico. Si aggancia allo zaino.

Quattro settori: Graphic Design, Fotografia, Product Design e i biglietti da visita.

Dentro, carte a fisarmonica che raccontano i progetti. Sul davanti, un QR verso il mio sito. Sui lati il mio logo, gli agganci per lo zaino hanno incastonate una greycard e una whitecard per il white balance.

Schermata di Blender con il modello tridimensionale del contenitore, verde acqua, e i pannelli dei parametri.
Screenshot del progetto di Blender in cui ho modellato il Portafolio

Il prodotto

Inizio a stampare in 3D a luglio 2026, scelgo questa tecnica di produzione per la facilità di iterare.

In futuro non escludo un Portafolio in un materiale più pregiato, come il legno.

Portafolio è stato progettato e stampato nell’agosto 2026.

Il contenitore rosso su un tavolino di un bar luminoso, tra sedute bianche, piastrelle rosse e piante.
Render 3D del Portafolio in un ambiente di utilizzo (Cesco 08/2026)
Il contenitore appoggiato su un tavolino rotondo in un interno dai toni caldi, tra poltrone e boiserie.
Render 3D di un possibile Portafolio in legno (Cesco 08/2026)